L’altro effetto Michelangelo

Nel 1999 è stato proposto il “Michelangelo phenomenon” (Drigotas et al., Journal of Personality and Social Psychology), un effetto psicologico che può avere un partner nel plasmare l’altro per tirare fuori il meglio di sé. In una visione allargata, i due effetti Michelangelo potrebbero convergere: anche il terapista può aiutare il paziente ad esprimere al meglio il suo potenziale così come può farlo l’arte (in tutte le sue forme, visiva, musicale, letteraria) che può plasmare il nostro io migliorandoci. Il nome di questo fenomeno deriva dal fatto che Michelangelo diceva che la scultura era liberare la statua che era già nella pietra. Non è lontano dal concetto del riuscire a ridare ai pazienti la loro libertà di movimento e di pensiero che la malattia ha in qualche modo pietrificato. Si può dunque pensare all’effetto Michelangelo come la capacità di tirare fuori il meglio da una persona, sia essa l’amata da parte del partner, il paziente da parte del terapista, o anche una persona che migliora quando viene a contatto con un artista e le sue opere, fossero anche di secoli prima.