
L’effetto Michelangelo mostra come l’arte, integrata nei percorsi terapeutici, possa ridurre la fatica e potenziare l’efficacia della riabilitazione, agendo su motivazione e processi neurologici profondi.

L’effetto Michelangelo è definito come l’effetto che ha la presenza di stimoli artistici all’interno di un percorso di arte-terapia nel ridurre la fatica percepita dai pazienti durante la riabilitazione, nel migliorare le loro prestazioni durante l’esecuzione dei compiti, per poi ottenere una maggiore efficacia della riabilitazione stessa.
Questo effetto si colloca in un approccio più ampio all’arte come promotrice di benessere e promuove l’idea che alle terapie convenzionali che curano le malattie vadano affiancati approcci, come quello dell’arte terapia, che si prendono cura della persona.

Inoltre, questo approccio si basa su principi neuroscientifici scoperti nei recenti studi di neuroestetica (una branca emergente delle neuroscienze che studia la produzione e la fruizione di opere artistiche e che è strettamente interconnessa con la psicologia dell’arte). In particolare, si è ipotizzato che l’effetto Michelangelo si fondi sulla spinta motivazionale che può dare uno stimolo apprezzato esteticamente e sull’attivazione dei neuroni specchio nelle aree motorie del cervello quando osserviamo un capolavoro artistico.